Morte

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Impietosa Scultrice
il corpo mio non muterai
in orribile scheletro

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Eccola sta arrivando. E’ Lei.

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Invade la stanza in punta di piedi,
bianca, spettrale, velata di scuro.
Rabbrividendo la invito: ti siedi?
Vorrei discutere del mio futuro.

Posa sul letto la falce d’argento
simbolo eterno d’imperio assoluto.
Il velo scosta dal volto macilento
puntandomi contro lo sguardo ossuto.

Del tuo futuro, animoso mortale?
Di quale futuro dovremmo dire
se non di quello immediato e fatale
che sto apprestandomi a farti subire.

Immagini forse di contrattare
l’azione suprema che mi compete,
come s’io fossi qui a beneficiare
o mi spettasse il dovere di prete?

Ma no no, Morte, interrompo ossequioso.
Non è mio intento giocare d’astuzia.
Anzi, voglio mostrarmi rispettoso
ed incapace d’inganno ed arguzia.

Non pretendo per nulla ritardare
quanto il destino sì duro reclama.
Credimi, lasciami un poco parlare,
abbi pazienza, soddisfa la brama.

Assai mi preme sapere qual sorte
hai riservato per me nel tuo mondo:
se debba credere che con la morte
tutto finisca nel modo più immondo.

Siffatta idea mi tormenta in quest’ore
d’angoscia suprema e senza conforto.
Mi rodono il dubbio e acuto dolore
che mi si giudichi un semplice morto.

E va bene, mortale impertinente.
Tanto m’appari doluto e prostrato
da stimolarmi ad essere indulgente
a comprendere l’intimo tuo stato.

Ebbene ritengo che la questione,
penosa e assillante in questo momento,
possa trovare puntuale menzione
nell’universo del tuo portamento.

Volendo riflettere, il tuo problema
a mio giudizio è piuttosto banale.
Infatti il quesito posto dal tema
è se il tuo esistere è stato leale.

Debbo capire, intervengo impaziente,
ch’è ben possibile ad un morituro
raffigurare con mente efficiente
quale sarà il proprio stato futuro?

Sicuro. A tal fine devi pensare
a quanto hai fatto di bene e di male,
curando altresì di non trascurare
le implicazioni di senso morale.

Ti cito un principio fondamentale.
“Ama il tuo prossimo come te stesso”
Puoi dichiarare in coscienza leale
d’averlo applicato e a chiunque permesso?

Perdonami, Morte, la meraviglia.
Io t’aborrivo con puro terrore.
Ancor fanciullo ti ho scorta in famiglia
sul volto di mamma spento all’amore.

Già nelle fiabe dell’Orco cattivo,
che rozzi adulti non sanno narrare,
con apprensione di bimbo avvertivo
la tua presenza imponente aleggiare.

E ora ti vedo con me dialogare
siccome compagna di vecchia data.
Ma è proprio vero? Non sto per sognare?
Tu sei la Morte o un’amabile fata?

Sono la Morte, non farti illusioni.
Sappi che sprezzo la vile lusinga.
Accetta umilmente le mie funzioni
e non costringermi ad esser guardinga.

Ma cosa pensate voi morituri
quando sentite vicina la Morte.
Credete davvero ch’io vi procuri
un’immutabile e orribile sorte?

Irresponsabile letteratura
mi ha sempre descritta in modo indecente.
Dovrà pur finire questa impostura,
offesa alla vita, ad ogni vivente.

E’ da capire una volta per tutte
che l’esistenza è segnata in partenza.
Tènebre e tombe non sono sì brutte
perchè trascendente ne è la valenza.

Insomma la morte spiega la vita;
tra l’una e l’altra non v’è antagonismo.
E quando si avvera la dipartita
si riconcilia il supposto dualismo.

Ecco chiarita l’arrendevolezza
e l’interesse a scoprirti virtuoso.
Non vi sarebbe perenne salvezza
qualora tu fossi un malavitoso.

Ma ora torniamo al dilemma iniziale
se ancora ne cerchi la soluzione,
che è collegata a un valore essenziale,
cioè all’esistenza e alla sua conduzione.

Sono d’accordo, Signora, rispondo.
Pur tuttavia non mi regge certezza
di formulare con senso profondo
una risposta obiettiva e all’altezza.

Chi può asserire in coerente misura
di aver rispettato ogni essere umano
se l’uomo è imperfetto per sua natura
e spesso il rispetto risulta vano ?

Io posso affermare di aver amato.
Su ciò non ho dubbi e sono sincero.
Ciononostante v’è chi mi ha tacciato
di amore egoista o non veritiero.

Nel mio vagare sovente sofferto
lungo le strade di un orbe balordo
ho constatato con vivo sconcerto
che l’uomo è inumano, crudele e ingordo.

Certo ho veduto degli occhi innocenti,
specchio di spiriti aperti all’affetto.
Così ho creduto in taluni frangenti
al prevalere di un mondo corretto.

Ma rimango perplesso, il quadro è fosco.
V’è gran confusione tra bene e male,
e in tale contesto non mi conosco
idoneo a darmi un verdetto morale.

Ti posso comprendere onesto amico.
La Morte sa del vitale supplizio.
In ogni caso persuasa ti dico:
secondo me tu l’hai dato un giudizio.

Ed esso mi pare risolutivo
dell’esigenza più sopra indicata.
Perciò si acquieti l’affanno oppressivo
chè la tua carne verrà sublimata.

Ti rendo grazie mia buona compagna.
M’hai consolato, m’hai infuso coraggio.
E dunque son pronto, bando alla lagna.
Incamminiamoci all’ultimo viaggiO.